Bello e coinvolgente l’esordio su fulllength dei Two Moons, band italiana proveniente da Bologna composta da Emilio Mucciga (vocals), Giuseppe Taibi (basso, chitarre, samplers),
Vincenzo Brucculeri (chitarra e samplers) e Angelo Argento (batteria).
L’album, che segue l’EP “The First Moon” del 2009, non ha nulla di italiano in realtà: liriche in inglese e umori e suoni decisamente darkwave, post-punk e synth “oriented”. Ogni brano è una lezione mandata a memoria perfettamente e un esempio ideale di come si possano creare dei piccoli, brillanti pezzi di oreficeria in musica. I Two Moons sono posseduti da un “demone wave” che domina la loro creatività e questo album è come un castello dove si agitano gli spettri di Editors, New Order, Chameleons, Sisters Of Mercy, Cure, Bauhaus,The Sound, Nick Cave… Il risultato è notevole e “accattivante”, perché il disco scorre in maniera piacevole e tutte le canzoni (pur senza ”straordinari” colpi di genio e con ancora qualche particolare da rifinire) si rivelano di ottimo livello e ci sollecitano ad ascoltarle più volte.
Dall’iniziale “Stars”,splendida ballata dal suono siderale e dal romantico “mood” (dove sembra di incontrare i volti, tra loro sconosciuti, di Japan, Editors e John Foxx) alla “sulfurea”, ruvida e furiosa “In The City” (caratterizzata come altri brani da sonorità elettroniche e da un potente “beat 80′s”), dalla suggestiva e incalzante “Labyrinth” alla sognante ed evocativa cavalcata della title-track passando per la magnifica e “ombrosa” collaborazione con Francesca Bono degli Opheliadorme per “Moon That Watches Me” alla impressionante sicurezza che si manifesta nello “spleen epico” di ”Nothing” (in equilibrio tra Joy Division e U2) o nell’estetico e sinuoso “declino wave” della “torch song” marziale, incessante e calda, “Automatic Smile”.